Domanda: Ciao Mary, sono una ragazza (32 anni) di Nuoro. Vivo da 10 anni una relazione che credevo perfetta fino a qualche mese fa ma che oggi mi riempie di dubbi e di preoccupazioni. In uno di quei momenti di grande confidenza col mio lui, mi ha rivelato che a febbraio, per una bravata con un suo amico che fa il pastore, si sono chiavati una pecora. Lì per lì ho riso, ma poi riflettendoci ho avuto un sacco di angosce. L’ho messo alle strette e mi ha confessato che non era la prima volta. A marzo ho smesso di condire la pasta con il pecorino e a Natale, davanti allo stupore di tutti i familiari, non ho neanche toccato l’agnello. La domanda è: può una pecora soddisfare affettivamente e sessualmente un uomo? Perchè un uomo può provare attrazione, e quindi avere un’erezione, per una pecora? Secondo te come dovrei comportarmi? Concludere che in fondo è meglio una pecora che un’altra donna oppure dirgli o lei o me? Oppure ancora posso provare la strada di prendere una pecora a casa per gestire all’interno della coppia questo menage a trois? Esiste un equivalente della pecora, voglio dire, maschile, che possa essere da me usato come pan per focaccia?
Ciao ragazza angosciata di Nuoro,
Non ti nego che la tua rivelazione mi lascia quantomeno basita.
Ma non per la pecora in sé in quanto membro millenario della rinomata azienda rurale di zio Tobia.
Personalmente non faccio distinzione di genere, numero e caso quando si parla di amore o di sesso (se vogliamo seguire le convenzioni e considerarli concetti a sé).
Non nego che a livello di selezione naturale quella del tuo ragazzo sia una perversione bella e buona, per il semplice fatto che non ha scopi procreativi neanche in nuce, ma dal suo punto di vista, prettamente personale, la pecora è un oggetto sessuale come lo sei tu.
Non credo che colui che tanto ami si adopererebbe di eccessiva umana volontà di rinuncia se il suo desiderio fosse indirizzato alla classica strafiga in un bar che ti chiede di accendere.
La pecora, la troia di cui sopra, un altro uomo, un'intelligenza artificiale con i connotati idonei al contesto sono tutti oggetti sessuali che si frappongono tra te e la fiducia che possiedi per la persona che ti è accanto.
Qui il focus della questione non è la pecora, ma il fatto che il tuo ragazzo ti tradisce con un oggetto sessuale che considera per convenzione meno conflittuale di un'altra donna, e convinto di essere ancora in terreno neutrale te lo racconta persino!
Credo che abbia dei seri problemi con te, per quanto cerchi di giustificare "la bravata" circondandosi di amici quando lo fa, o scelga singolari forme di relazione alternativa.
Sarò all'antica ma costui in un modo o nell'altro ti tradisce, e lo fa in un modo tale da permettergli di lavarsene biecamente le mani (spero che almeno quelle se le lavi dopo).
E tu hai tutte le ragioni del mondo ad aver sviluppato una sorta di rifiuto fobico per tutto ciò che riguarda l'argomento.
Ti pongo io una domanda: prenderesti mai in casa con te un'altra donna?
E ancora: ti sentiresti meglio andando a letto con un altro uomo?
Non ci vedo differenza,ora senza offesa per la pecora, ma perfino il rischio di beccarsi una malattia sessuale è praticamente lo stesso (e a tal proposito ti consiglio tutte le analisi del caso).
Lui continuerà a farlo, non mi sento di dirti che c'è tutto un mondo di uomini che non trasiscono, perché non penso sia vero, ma quantomeno abbiamo il potere di mandare affanculo ciò che non vogliamo, non trovi?
Come la penso io però, perdona la tautologia, è solo come la penso io.
In fondo le nostre nonne hanno sempre sopportato in silenzio le corna e di sicuro si sono tenute i loro mariti molto meglio di noi, di giudicare spetta solo a te!
lunedì 30 gennaio 2012
Parlacommeri (30/1/2012) by Mary
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ma lavarsi le mani è davvero necessario?
RispondiEliminaGrazie Mary, le risposte che dai servono a tutti noi. Mi piace che tu abbia scelto un caso come quello della simpatica ragazza di Nuoro perchè si presta molto ad essere una vicenda rappresentativa per tanti di noi.
RispondiElimina"lavarsene biecamente le mani" è una delle migliori affermazioni che ho sentito dall'inizio dell'anno, te lo giuro. Kali
RispondiEliminasirio il bello è che continui ad invitarmi a cena!
RispondiEliminaa voialtri invece tanto lov <3
qui si parla di corna Y passioni bovine ..
RispondiEliminama bisognerebbe partire da un presupposto:
l'homo sapiens sapiens , onnivoro,
è monogamo per natura? io non so, mi aiutate a capirlo?
Mery qual'è il tuo parere?
caro stein beck, a mio modesto parere, la monogamia è un fatto poco pertinente con la natura umana. Semmai quella della natura umana è una squallida giustificazione dietro la quale ognuno può nascondersi, per ovviare agli errori commessi e dormire tranquillo la notte. Vorrei ribadire, invece, che esiste un altro concetto fondamentale e spesso sottovalutato (forse volutamente) e cioè quello del libero arbitrio. Sebbene tutti gli esseri viventi condividano in partenza un corredo genetico comune, ognugno di noi impara a sue spese e in modo diverso la differenza tra bene e male. Io ho imparato che ogni deviazione dalla monogamia è frutto di una nostra scelta, giusta o sbagliata che sia. Non sta a me giudicare. A monte di un adulterio potrebbero esserci le più svariate motivazioni, ma in realtà nessuno è disposto a vedere, dietro al gesto, le ragioni più profonde. Troppo difficile mettersi in discussione, troppo pericoloso mettere in discussione le nostre relazioni. Molto meglio lasciare che le notre frustrazioni o le nostre mancanze ci spingano a cercare altrove ciò che qui non abbiamo. Tanto poi siamo sempre molto bravi a trovare una giustificazione a tutto: pensare che un tradimento sia insito nella natura umana per me è una banale, banalissima eresia. Personalmente (forse perchè sono una persona riflessiva di natura), ritengo che a volte basterebbe fermarsi un attimo, guardarsi intorno e tirare le somme. Se l'uomo o la donna che ci scegliamo non soddisfa i nostri bisogni o non ci fa sentire in pace con noi stessi, noi lo sappiamo. Lo sappiamo ancor prima di compiere qualunque gesto. Il gesto è solo la conferma ultima. E credo che non ci voglia veramente nulla, eccetto un pò di coraggio, a guardare la verità in faccia. Il tradimento è solo una ribellione silenziosa verso noi stessi, è la più grande mancanza di coraggio che abbiamo verso i nostri desideri e i nostri sogni. Anche perchè, spiegatemelo voi, che senso ha tradire e poi restarsene zitti ad accettare la nostra infelicità.
RispondiEliminaTradimeno, adulterio, monogamia sono termini che appozzano a piene mani nella cultura cattolica di cui siamo infarciti. Già parla di "deviazione dalla monogamia" sa molto di "abbandonare la retta via" di evangelica memoria. Io sono proprio convinto invece che se pensiamo a due direttrici diverse (che i greci, che non erano i primi cojoni, avevano identificato in due divinità diverse, Eros e Pan) esiste in noi due "anime", quella amorosa e quella sessuale. Credo abbiano regole diverse e (se non sbaglio) due centri cereblari diversi che le governano. Ecco, entrambe hanno bisogno di essere sodisfatte con il proprio cibo specifico. I problemi nascono dalla sovrapposizione, dalla confusione o dalla negazione. Tra l'altro mi sembra che siano i principali meccanismi che in psicologia vengono individuati come responsabili di patologie: sublimazione, rimozione, sostituzione. L'amore attinge a facoltà superiori dell'uomo e chiama in causa dimensioni così evolute come la fedeltà e la lealtà. La sessualità risponde a bisogni ed impulsi molto più radicali che fanno capo al bisogno di specie di inseminare il numero più alto di donne possibile (per l'uomo) e di rimanere gravida per la donna. In questa ottica il sesso fa il lavoro suo e trovo sano un uomo od una donna che tende ad accoppiarsi con il maggior numero di esemplari dell'altro sesso.
RispondiEliminaCi tengo a precisare che ciò che penso è il semplice frutto della mia esperienza personale. Lungi da me inquadrare la questione dentro rigide strutture religiose, morali o roba simile. La retta via, per me, non è quella che ci indica la chiesa, Dio o qualunque essere supremo, ma è quella che, passo dopo passo, ho trovato io stessa. La via più giusta per me. Ovviamente non senza farmi male. Io ho sperimentato il tradimento, l'ho anche perdonato, proprio in virtù di ciò che tu dici Ale, perchè forse sono stata capace di distinguere le cose. O perchè forse sono capace di perdonare. Non lo so. Quello che invece mi rende dubbiosa è un non so che di omertoso che esiste dietro il meccanismo del tradimento. Non sempre chi tradisce è consapevole del perchè lo fa. Pan e Eros c'entrano veramente poco nel momento in cui una persona tradisce per insoddisfazione, frustrazione o roba del genere. Un conto è farlo per una questione di sesso e basta, un conto invece è vivere storie parallele o andare a cercare altrove quello che non si ha. In genere mi fa avvelenare il fatto che la gente si accontenti. Ecco tutto. Che si accontenti di vivere relazioni che non lo soddisfano, che si accontenti di sfiorare la superficie senza guardare cosa c'è sotto. Io non potrei mai accontentarmi di vivere una storia che non mi da quello che voglio. Cioè dimmi che senso ha fare finta di avere la famiglia del Mulino Bianco, se poi metti un piede fuori di casa e ti scopi pure il ciborio. Allora dico io che se nasci puttaniere e ti vuoi scopare pure mia nonna, fallo, segui la tua natura, per carità, però mi sembra disumano coinvolgere in tutto questo qualcun'altro che generalmente non merita di essere calpestato nella sua dignità.
RispondiEliminaMi sa che si parla di cose diverse e ovviamente le molle che fanno partire un comportamento apparentemente uguale (la poligamia) sono quasi opposte. Una, quella che io pensavo, ha a che vedere con una gioia di vivere, di conoscere, di amare la vita, mentre l'altra viene da una sofferenza, da una tristezza e da un'insoddisfazione. Cercare fuori perchè dentro non è più bello o soddisfacente è un navigare in emozioni tutte un po' così, tristone, risentite e spesso disperate. Tempo fa conversando con un amico cinofilo sano e fico di cose "da ommini" mi commentava che secondo lui le europee (e le nordiche in particolare) hanno alla base del loro scopare una tristezza, un'angoscia che è palpabile e te mette un magone. Al contrario le latine lui diceva che in quell'atto esprimono in pieno la gioia di vivere senza gravami di nessun tipo. Boh, ero abbastanza d'accordo.
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